algoritmo-tradingIl fenomeno delle fluttuazioni economiche fa parte dei cicli economici: si tratta di vere e proprie periodiche perturbazioni a carattere generale che colpiscono i mercati. Nel caso dei titoli azionari e dei prodotti della finanza che giornalmente vengono scambiati nelle borse di tutto il mondo, questi cicli danno luogo a forti perdite e risalite (chiamate tecnicamente rally). Comprendere come funzionano i cicli economici e le fluttuazioni dei mercati è fondamentale per chiunque voglia apprendere i segreti del trading online, la disciplina che riguarda gli investimenti in borsa effettuati attraverso una piattaforma informatica. Chi vuole diventare un buon trader online deve tenere a mente questi principi di macroeconomia.

Il funzionamento è fondamentale per non farsi irretire dal mercato: ad esempio mollare la presa su delle azioni che sono pronte al rialzo, solo perché vengono trascinate giù dal mercato per alcuni giorni. Spiegare le fluttuazioni dell’economia in generale non è facile, ma esse paiono di norma come nodi che vengono al pettine dopo periodi di forti sbalzi basati sul fatto che l’economia reale non corrisponde a quanto viene rappresentato nei mercati finanziari. Alla base delle grandi crisi economiche, che generano importanti ribassi dei titoli in borsa – i cosiddetti crack – c’è spesso uno squilibrio tra la produzione e il consumo, esistente in vari rami produttivi, ovvero uno squilibrio molto importante nella domanda e nell’offerta.

Prendiamo l’esempio della crisi delle dot-com, che ha portato alle perdite secche di inizio millennio e all’esplodere della bolla speculativa. Come premessa ricordiamo un fatto: l’azienda di servizi tecnologici Tiscali nel 2001 valeva – come capitalizzazione – più della FIAT, un’azienda con quasi 200.000 dipendenti e migliaia di autoveicoli sfornati ogni anno. Cosa produceva invece Tiscali? Nulla, come beni offriva dei servizi informatici che al tempo venivano valutati, come valore intrinseco, decisamente troppo. Non si era calcolato allora che prima o poi internet avrebbe pervaso le nostre vite, cioè aziende come Tiscali scommettevano esattamente su questo per affermarsi (e acquisendo capitali sul mercato procedevano ad espandersi in Europa), ma gli investitori ancora troppo scettici sul web non capivano che le connessioni si sarebbero potute ottenere a costi relativamente bassi, con margini sempre meno rilevanti, una volta che sul mercato sarebbero entrati gli operatori tradizionali (ad esempio le public company da poco privatizzate).

La vera differenza in questi casi stava tra quanto si prometteva (sostanzialmente guadagni in borsa) e quanto c’era di solido e vero nella realtà economica di queste aziende (quasi mai riuscivano a superare la soglia dei ricavi veramente accettabile). Però c’era un’euforia generale che prima o poi doveva portare allo scoppio della bolla speculativa. E quando avvenne chi rimase col bastoncino più corto in mano perse praticamente tutto.

Fenomeni come questi accadono quando si ha una cieca fiducia nel mercato, astraendosi dai fondamentali economici. Invece gli esperti investitori sanno che l’investimento che dà maggior soddisfazione riguarda un’azienda o dei titoli che non si sono espressi nel loro potenziale, e che devono le loro possibilità di avvaloramento grazie alle performance dei fondamentali economici reali. Un’azione che nel tempo cresce di valore non può essere avvalorata della sua validità dal fatto che cresca, ma dal fatto che la crescita sia conseguente a determinanti fattori che tendono a sostanziarsi sul mercato. Ad esempio una crescita degli ordinativi, un aumento della domanda, il successo di un particolare prodotto, una congiuntura economica fortunata, la decisione di un governo o di un ente economico, il crollo di un rivale. Solo tenendo a mente queste dinamiche si può valutare correttamente l’andamento di un titolo, al netto dei cicli economici.