Tutti i report mensili che sono stati pubblicati nel corso del mese di gennaio dai principali operatori del comparto (l’Agenzia per l’energia degli Stati Uniti il 9 gennaio; OPEC il 18 gennaio; l’Agenzia internazionale dell’energia il 19 gennaio) hanno confermato che per il momento i fondamentali del petrolio greggio rimangono deboli, come sarà d’altronde probabilmente ancora a lungo, e che il mercato globale rimarrà equilibrato per tutto l’anno, ma con un serio rischio di tornare presto in una condizione di eccedenza se l’offerta non OPEC crescerà più di quanto attualmente previsto.

Proprio alla luce di questa evidenza, lo scorso fine settimana l’OPEC e la Russia hanno congiuntamente ribadito che sono pronti a mantenere gli attuali tagli di produzione il tempo necessario per raggiungere il loro obiettivo di ridurre gli inventari globali alla loro media quinquennale. In un’intervista congiunta a Bloomberg, il ministro russo dell’energia Novak e il ministro saudita dell’energia Al-Falih hanno evidenziato che i principali produttori dovrebbero mantenere i limiti sulla produzione fino al 2018, e che il mercato potrebbe raggiungere un pieno riequilibro alla fine dell’anno o nel 2019. I due paesi potrebbero estendere la loro cooperazione per sostenere il mercato del greggio anche oltre la fine di quest’anno o dopo il risoluzione dell’affare attuale.

D’altronde, che siano proprio Arabia Saudita e Russia i principali interessati a mantenere in equilibrio il mercato non è un caso: il primo sarà impegnato a quotare il proprio fondo sovrano, il secondo sarà impegnato nella tornata elettorale. Due buoni motivi per far sì che il business petrolifero non crei degli scompensi nei prossimi trimestri…