casellario giudizialeCome si fa a scoprire se la propria fedina penale è sporca o pulita? Lo rivela il Casellario Giudiziale

 

“La fedina penale pulita ce l’ho, so nascondere bene il mio male: ho un sorriso da bambino”, cantava Samuele Bersani nel 1994, sul finire dell’epoca Tangentopoli, quando le cronache quotidiane raccontavano di arresti e di “tintinnar di manette”, specie in campo politico e imprenditoriale.

È stato allora che la terminologia giudiziaria è entrata quasi prepotentemente nel linguaggio comune, prima attraverso i media (a partire dalle interviste tv ai protagonisti, come i Pm che guidavano le indagini) e poi appunto nelle canzoni. Ma cos’è la “fedina penale”, che per Bersani è pulita? E come si fa a capire se lo è anche la propria?

Tutto parte dal casellario giudiziale, una sorta di maxi-schedario, contenente le notizie relative a tutti i provvedimenti, giudiziari e amministrativi, riferiti a ogni singolo cittadino, che viene istituito dalla Procura della Repubblica presso ogni Tribunale d’Italia. È informatizzato e viene aggiornato ogni qual volta la Corte di Cassazione conferma una condanna che, da quel momento in poi, è da considerarsi definitiva.

Questo casellario giudiziale generale si divide in tre diverse tipologie – civile, penale, generale  dalle quali derivano altrettanti certificati.

Così, il certificato civile contiene le eventuali sentenze civili passate in giudicato; il certificato penale tutte le sentenze penali passate in giudicato; e, infine, il certificato generale riunisce entrambi i due precedenti tipi di sentenza.

La fedina penale, dunque, equivale in gergo tecnico al “certificato penale”. Per coloro che non hanno mai subito condanne, sull’attestato comparirà la scritta “nulla”, che certifica appunto la “pulizia”. Anche se, va aggiunto per completezza di informazioni, da questo documento sono esclusi i procedimenti ancora in corso, denominati “carichi pendenti”, che trovano invece spazio all’interno di un altro documento, sempre emesso dalla Procura della Repubblica, denominato semplicemente “certificato dei carichi pendenti”.

Il certificato penale si ottiene semplicemente attraverso una lettura dei registri giudiziari, curati dal Ministero della Giustizia e aggiornati presso gli uffici di cancelleria dei tribunali; è aperto presso la cancelleria del Tribunale di residenza del cittadino, e per avervi accesso è necessario farne richiesta diretta, utilizzando la modulistica reperibile on-line, da stampare e presentare allo sportello apposito.

Chi ha una o più condanne penali – la fedina “sporca” – si trova ovviamente in una situazione differente. Innanzitutto, perché vi sono dei reati che, se accertati definitivamente, possono ostacolare il cittadino non solo per l’ammissione a determinati concorsi pubblici, ma anche per la partecipazione all’elettorato. E poi, perché lo “status” conta anche nell’ambito privato: il datore di lavoro può preventivamente fare richiesta di visionare il casellario giudiziale di una persona che intende assumere.

In particolare, dal 6 aprile scorso tutti i datori di lavoro pubblici e privati hanno l’obbligo di richiedere il certificato penale del casellario giudiziale per gli addetti che hanno contatti diretti e regolari con i minori. Da quella data è infatti entrato in vigore il Decreto legislativo 39/2014, con cui il nostro Paese ha recepito una direttiva comunitaria del Parlamento europeo contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

Il certificato rilasciato dagli uffici del Casellario giudiziale ha una validità di 6 mesi dalla data di rilascio. È previsto un contributo a carico di chi fa richiesta di emissione del documento. Nello specifico, per ognuno dei tre tipi di certificato occorre:

  • marca da bollo da 16 euro
  • 1 marca per diritti da 7,36 euro se il certificato è richiesto con urgenza
  • 1 marca per diritti da 3,68 euro se il certificato è richiesto senza urgenza.

Tuttavia, è previsto il rilascio gratuito all’interessato in alcuni casi particolari, come ad esempio per gli usi relativi alle controversie di lavoro, previdenza ed assistenza obbligatoria, per quelli delle procedure di adozione, affidamento di minori e affiliazione, per la compilazione della domanda di riparazione dell’errore giudiziario.

È possibile avere maggiori informazioni cliccando qui.