aziendaCi sono buone novità in arrivo per quanto riguarda la cancellazione protesti: tra aprile e giugno dello scorso anno sono state protestate 65mila aziende, un numero inferiore rispetto all’anno precedente nella misura dell’1,4%. A rendere noto questo ed altri dati è lo studio del Cerved, secondo il quale i protesti cambiari sono in diminuzione per le imprese individuali, mentre per quanto riguarda le strutture societarie la situazione rimane ancora piuttosto difficile (22 mila le realtà societarie con almeno un protesto nel trimestre).

Se vogliamo dare un’occhiata un po’ più dettagliata, scopriamo quasi senza sorpresa che la condizione più critica riguarda il settore edilizio: i protesti in questo segmento di mercato hanno registrato una diffusione dell’1,7%, numero doppio rispetto a quello rilevato nell’industria e più che doppio rispetto al terziario. Per questa ragione continuano a rendersi necessarie quelle realtà che aiutano professionisti, imprese individuali e società ad avviare una procedura di cancellazione protesti.

Oltre ai settori è però interessante controllare l’andamento dei protesti cambiari anche in termini geografici. Su questo fronte preoccupa di gran lunga l’incremento interno al Nord Est (con un +13,5%), sebbene insieme al Nord Ovest permanga su livelli al di sotto della recessione del 2009; mentre invece Centro e Sud Italia continuano ancora una volta a registrare le difficoltà maggiori, seppure questo dato non stupisca più di tanto dal momento in cui queste sono sempre state le aree economicamente più difficili del Belpaese.

Farsi aiutare da uno studio specializzato nella cosiddetta cancellazione protesti è perciò quanto di meglio si possa pensare per tornare in una situazione di tranquillità. L’assistenza professionale fornita da questo tipo di aziende aiuta chiunque ne abbia bisogno a risolvere le sue problematiche debitorie, trovando il modo di far tornare stabile il suo portafoglio finanziario e soprattutto a ripristinare la credibilità nei confronti dei creditori.