Stando a quanto sancisce il Tar Firenze con la sentenza n. 1009 del 28 luglio 2017, nell’edilizia il cambio di destinazione di un immobile può avvenire anche all’interno di un intervento di “restauro e risanamento conservativo”. Una posizione che si inserisce nella strada tracciata dal legislatore, che con la legge del giugno 2017 ha modificato l’articolo 3, comma 1, lettera c) del Dpr 380/2001, sancendo che con la Scia è possibile anche il cambio di destinazione di uso.

Il cambio di atteggiamento è comunque notevole, nel corso degli ultimi mesi. A febbraio del 2017, infatti, la Cassazione penale aveva escluso che con un semplice “restauro e ristrutturazione” potesse avvenire la trasformazione di un edificio (nella fattispecie, da sede della Banca commerciale italiana a struttura ricettiva alberghiera di 36 unità). La Cassazione penale riteneva infatti necessario procedere con l’ottenimento il permesso di costruire, che avrebbe dunque dovuto costituire il provvedimento utile per poter trasformare un edificio da «residenziale e direzionale» a «commerciale residenziale e direzionale».

Pochi mesi più tardi, nell’estate di quest’anno, la questione si è evidentemente semplificata, modificando l’articolo 3, comma 1, lettera c) del Testo unico dell’edilizia 380/2001, e cioè ammettendo che il restauro e il risanamento conservativo possa affiancarsi al mutamento di destinazione d’uso, ammesso che – ovviamente – il nuovo uso risulti compatibile con gli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo edilizio.

Un mese dopo l’intervento del legislatore, anche la giurisprudenza sembra affiancarsi a tale posizione, esaminando una fattispecie a Firenze, in una zona assimilabile al centro storico che era teatro di vicenda del caso su cui si pronunciò la Cassazione penale, e assumendo in tal modo il netto cambio di orientamento.