Mentre manca poco alla chiusura di un anno che certamente non è stato avaro di sorprese (dalla Brexit alla vittoria elettorale del candidato repubblicano Donald Trump), tutto sembra pronto per una tenuta di posizione del dollaro, che dovrebbe confermare il quadro di forza relativa. Più che lo scontato rialzo di 0,25 punti percentuali dei tassi di interesse di riferimento in area statunitense, infatti, pesa che la Federal Reserve abbia invece indicato tre nuovi interventi l’anno prossimo, uno in più di quelli previsti a settembre, rendendo ancor più restrittive le attese future.

Naturalmente, tanti sono i margini di incertezza, molti dei quali determinati dalla politica di natura fiscale che l’amministrazione Trump sceglierà concretamente di applicare. Pertanto, il terreno sotto i decisori di politica monetaria potrebbe cambiare ulteriormente nei prossimi giorni.

Per quanto concerne l’istituto monetario europeo, la Banca centrale ha allungato, come ci si attendeva, il quantitative easing fino a dicembre 2017 ma riducendo da 80 miliardi di euro a 60 miliardi di euro l’acquisto di titoli. Il segnale veicolato al mercato è di una BCE pronta ad offrire condizioni accomodanti per un periodo più lungo, confermando il probabile impatto svalutativo per l’euro.

Per quanto riguarda la sterlina, nessuna sorpresa è emersa dal meeting della Banca d’Inghilterra, che ha mantenuto invariati tassi e quantitative easing. Sul mercato sta prevalendo uno scenario caratterizzato da meno strappi e tensioni con l’Unione Europea nel processo di Brexit, preludio a un possibile recupero della sterlina. Infine, concludendo con lo yen, la Bank of Japan non ha convinto pienamente i mercati, poiché appare minima l’efficacia degli interventi espansivi. La spinta rialzista dello yen è contrastata solo dalla forza del dollaro, accentuatasi ulteriormente dopo il meeting del comitato di politica monetaria della Federal Reserve.