cannabisCome funziona la Cannabis nelle terapie mediche? Quali sono i possibili rischi se vi sono?


Alcune patologie, come i tumori, le malattie neurodegenerative,
 l’epilessia, l’ansia, la nausea e i dolori cronici, prevedono l’impiego della cannabis, una sostanza stupefacente oggetto di polemiche e dibattiti, rispetto alla sua legalizzazione.

In Italia se ne discute ormai da molto tempo, in altre nazioni si è provveduto a renderne disponibile l’uso a scopo terapeutico.

La funzione terapeutica della cannabis è stata oggetto di un meeting organizzato dall’American Association for the Advancement of Science, durante il quale tre esperti hanno fatto il punto sugli effetti medici della cannabis, su ciò che ancora se ne ignora, e sugli intoppi che non permettono evoluzioni in questo ambito.


Ecco cosa è emerso nel corso del meeting:

Il funzionamento della marijuana: l’organismo è dotato di sostanze chimiche simili al principio attivo della cannabis, THC e ad altri cannabinoidi presenti all’interno della cannabis.

I cannabinoidi prodotti naturalmente dal nostro organismo e quelli che assumiamo con la marijuana agiscono su dei recettori nel nostro cervello che appartengono al sistema endocannabinoide, la cui attivazione regola appetito, umore, dolore e memoria. Ad oggi sono stati scoperti 104 tipi di cannabinoidi, ma come è stato affermato le caratteristiche farmacologiche di molte delle sostanze sono ancora ignote.


Quali sono gli impieghi medici della cannabis?

Da diversi anni la marijuana viene impiegata soprattutto per stimolare l’appetito e per controllare nausea e vomito in pazienti soggetti a trattamenti di chemioterapia. La cannabis inoltre ha dato evidenza di poter alleviare i sintomi della sclerosi multipla. Questa rilvelazione ha condotto alla realizzazione e produzione di un farmaco, il ‘Sativex’, che contiene Thc ecannabidiolo, un tipo di cannabinoide che non ha effetti psicoattivi.

La marijuana ed i farmaci che ne derivano sembrano agire in trattamenti di depressione, ansia, epilessia, stress post traumatico. Questi indizi attendono di essere confermati da trial clinici necessari a stilare delle linee guida ufficiali finalizzate alla prescrizione e all’impiego della cannabis in molte patologie.

Quali sono i possibili rischi della cannabis applicata a scopi terapeutici?

Durante gli interventi degli esperti è stata affrontata la questione dei rischi della cannabis sui quali non esiste alcuna prova possa comportare danni a lungo termine negli adulti. Anche il possibile legame tra l’uso di marijuana e il rischio di sviluppare schizofrenia non ha trovato conferme negli studi effettuati. L’unico rischio appurato in individui adulti riguarda la bronchite cronica.

Diverso è lo scenario tra i più giovani. Uno studio avrebbe dimostrato che un utilizzo assiduo di cannabis in età adolescenziale è collegato ad un minore quoziente intellettivo in età adulta.

Cannabis consentito uso ricreativo non è un titolo ad effetto, ma una vera possibilità. Stando alle ultime news è al vaglio una proposta di legge che, dopo anni di dibattiti, ne porterebbe la legalizzazione al fine di detenerne un quantitativo minimo, per uso personale e ricreativo, come anche per coltivarla in casa fino a cinque piante per unità.