organic-1002894_960_720Prende il via proprio dall’Italia, con la guida dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, un nuovo progetto – denominato ‘Epiical‘ – che punta a comprendere in che modo (e quando) i farmaci possono essere interrotti nella cura del virus Hiv, evitando una terapia che dura tutta la vita, e sostituendola con nuove iniziative più efficaci.

Condotto, ricordiamo, dall’Italia, il progetto coinvolge in realtà alcune delle maggiori realtà mondiali unite in un consorzio che cerca di comprendere come poter compiere un effettivo passo in avanti nei confronti di un contagio che ogni anno riguarda 250 mila bambini: tanti sono infatti i neonati che nascono già infettati, andando ad alimentare in misura rilevante il contesto patologico.

Stando a quanto ricorda il progetto, quasi il 95 per cento delle infezioni riguardano i Paesi dell’Africa subsahariana, ma questo non significa – naturalmente – che il problema non possa riguardare (e non stia riguardando) anche l’Italia e l’Europa. Con la terapia a base di farmaci i piccoli bambini malati possono effettivamente vivere più a lungo, ma una simile terapia comporta anche alti costi ed effetti collaterali evidenti, come l’invecchiamento precoce, con tutti i problemi che ne derivano.

L’obiettivo del progetto è invece quello di trovare un nuovo modo per poter “far terapia“, abbattendo il virus con antiretrovirali e potenziando il sistema immunitario, permettendo così all’organismo di poter reagire da solo al virus, interrompendo la somministrazione dei farmaci tradizionali. Un approccio che potrebbe riguardare non solamente i bambini, quanto anche gli adulti, affetti anche da altre malattie di virus persistenti e resistenti, che agiscono in maniera non dissimile dall’Hiv.