Nella giornata di ieri i prezzi del nichel sono aumentati dopo che i dati del London Metal Exchange (LME) hanno mostrato un incremento – per il secondo giorno consecutivo – della statistica sui c.d. “canceled warrants”. Il dato è infatti aumentato del 2,9 per cento a quota 137,022 tonnellate, facendo così seguito al + 4,2 per cento che era stato riscontrato nella giornata di lunedì.

È evidente, stando l’evoluzione delle quotazioni di tale materia prima, come il mercato stia leggendo il declino continuo delle scorte di nichel come segnale di un deficit crescente in un contesto di forte domanda globale e in uno scenario di riduzione temporanea delle forniture nelle Filippine. I dati forniti dal London Metal Exchange manifestano inoltre che le scorte di alluminio sono diminuite del -0,3 per cento a 1.255 milioni di tonnellate, per il più basso livello da settembre 2008 a questa parte, a causa delle minori forniture previste dalla Cina nei mesi invernali e in crescita domanda mondiale.

A proposito delle Filippine che sopra abbiamo citato essere una delle cause che sta maggiormente influenzando l’evoluzione del contesto sulla materia prima, rammentiamo come mercoledì il capo delle Forze Armate Roy Cimatu è stato confermato come segretario ambientale (era stato in precedenza scelto nel corso del mese di maggio per sostituire l’ex attivista ambientale Gina Lopez) e ha annunciato che un consiglio minerario interagenziale riesaminerà la chiusura e gli ordini di sospensione dalla fine di ottobre fino alla fine dell’anno. È probabile che alcune miniere riprenderanno le operazioni nel 2018.

Vedremo dunque nelle prossime settimane quali saranno le ulteriori vicende sul nichel, al fine di interpretare in che modo andrà a proiettarsi la prima parte del 2018.