cuore spezzatoL’amore può essere la ragione di vita, ma anche motivo di morte. E per morte non si intenda soltanto quella fisica, purtroppo in qualche caso possibile, ma anche quella psicologica ed emotiva. Non è un mistero che siano aumentati nel tempo gli omicidi passionali, dal movente apparentemente incomprensibile, ma poi scoperto e svelato. Cosa nasconde questa violenza dilagante a danno delle donne, un fenomeno che spesso sfocia in quello che è stato definito dai media ‘femminicidio’?

Un amore infelice può essere causa di una vita di sofferenze dalle quali non ci si riesce a liberare facilmente, se non con l’aiuto di un valido supporto esterno, spesso una psicoterapia che possa aiutarci a scoprire delle risorse interiori o, nei casi peggiori, di una vera e propria assistenza legale che porti alla luce violenze e aggressioni subite.

La donna è spesso la vittima designata di un compagno violento, ma ciò che risulta più assurdo è come sia possibile non accorgersi di certi segnali, di tutti quei sintomi che avrebbero potuto metterci in guardia da un partner distruttivo? Molte donne non si accorgono di questi segnali o forse non vogliono vederli, illudendosi che siano solo frutto di un momento di stress, di difficoltà contingenti, di una crisi passeggera. Ma dietro l’atteggiamento molesto di un compagno, che si reitera nel tempo solitamente c’è ben altro e purtroppo nulla che possa essere preso sotto gamba.

A volte è la paura di denunciare gli episodi di violenza che frenano una persona a non palesare il problema con le persone competenti, ma questo non fa che peggiorare la condizione di sottomissione, perché il violento gioca con le paure del violentato, e non è solo una condanna di chi subisce, ma anche del carnefice stesso. Infatti, agendo e intervenendo in tempo, è possibile aiutare chi ha un problema di gestione della rabbia, invece soprassedere e fingere che tutto sia nulla, può solo scatenare alla lunga vere e proprie tragedie domestiche.

La sensazione di avere una persona sbagliata accanto ci attraversa prima o dopo, riconoscere quei segnali lampanti è solo questione di coraggio. Offese, molestie verbali e fisiche, critiche, esplosioni di rabbia improvvise, sono le prime avvisaglie che dovrebbero allarmare e far riflettere prima di entrare nel meccanismo di auto-distruzione, in un’altalena incessante di rifiuto e dipendenza.

Spesso il senso di frustrazione è tale per cui si arriva perfino a colpevolizzarsi di essere la causa del maltrattamento che l’altro ci infligge, e questo pericolo è insito in quelle donne la cui natura è totalmente passiva. La scarsa autostima, la paura di restare sole, l’insicurezza, la sindrome di Stoccolma, sono tutti anelli di una catena che rischia di divenire un vero e proprio cappio al collo.

Il rifiuto del problema è direttamente proporzionale alla propria auto-condanna, ed il passo dall’amore, a vittima e carnefice il binomio complice, che ne regola il meccanismo patologico, è molto breve.