Un’economia circolare è un sistema economico in cui i prodotti e i servizi sono negoziati in cicli “chiusi”. Si tratta dunque di un ecosistema contraddistinto da un’economia che è rigenerativa dal punto di vista del design, con l’obiettivo di conservare il maggior valore possibile di prodotti, parti e materiali. Ciò significa che l’obiettivo dovrebbe essere quello di creare un sistema che consenta una lunga durata, un riutilizzo ottimale, il rinnovamento, la rigenerazione e il riciclaggio di prodotti e materiali in essi utilizzati.

In altri termini, in un’economia circolare i cicli materiali vengono chiusi seguendo l’esempio degli ecosistemi naturali. Ne deriva che le sostanze tossiche vengono eliminate e non vi è alcuno spreco, poiché tutti i flussi residui sono preziosi e riutilizzati come risorsa successiva. Inoltre, i prodotti vengono ritirati dopo l’uso per la riparazione e la rigenerazione al fine di riutilizzare i prodotti una seconda, terza o quarta volta, con i flussi residui che verranno separati in un ciclo biologico e tecnico.

Per poter essere realizzato, l’economia circolare richiede un pensiero sistemico. In altri termini, tutti gli attori (aziende, persone, organismi) fanno parte di una rete in cui le azioni di un attore hanno un impatto su altri attori. In un’economia circolare, questo non potrà che essere assunto in debita considerazione nei processi decisionali, includendo sia le conseguenze a breve che a lungo termine di una scelta, considerando l’impatto dell’intera catena del valore, e mirando alla creazione di un sistema più resiliente che sia efficace su ogni scala.

L’obiettivo di un’economia circolare è insomma quello di separare la crescita economica dal consumo di risorse, concentrandosi sulla conservazione del valore. Un tema sul quale si dibatte in modo crescente, e sul quale si continuerà a investire in modo importante.