Più volte sui nostri siti abbiamo ricordato come la BCE, dalla riunione del comitato di politica monetaria di dicembre, abbia praticamente inserito il pilota automatico, “obbligandosi” a una policy particolarmente accomodante e generosa fino alla fine del 2017. Ma è davvero così? O è possibile che qualcosa possa cambiare anzitempo?

Negli ultimi giorni, in tale ambito, hanno acquisito particolare rilievo le dichiarazioni di Sabine Lautenschlaeger, membro del comitato esecutivo della BCE, secondo cui “nel caso in cui l’inflazione dovesse continuare ad aumentare ai ritmi degli ultimi mesi, aspettare cosa fare con il programma di acquisti sarebbe troppo tardi”. Dunque, almeno in apparenza, una dichiarazione di forte apertura nei confronti della necessità di un atteggiamento più aggressivo e proattivo della BCE nei prossimi mesi, senza dover attendere necessariamente la formulazione di uno scenario completamente accomodante per una modifica della politica monetaria.

Ad ogni modo, guai a fidarsi troppo del tenore delle parole. E di fatti, subito dopo Lautenschlaeger ha anche spiegato che è importante che il Consiglio si accerti che il rialzo dell’inflazione non sia dovuto solo a fattori temporanei, ma possa essere duraturo e, soprattutto, sia così robusto da potersi reggere senza i continui supporti dell’istituto monetario. Insomma, dichiarazioni che hanno ribadito quella che è la posizione di Mario Draghi (non nuova), aggiungendo ancora che sarebbe opportuno attendere ancora qualche mese prima di valutare se la dinamica inflazionistica stia effettivamente accelerando, come sembrerebbe effettivamente essere in alcuni Paesi dell’eurozona, a cominciare dalla Germania. Lautenschlaeger ha anche sottolineato che attualmente non vi sarebbe alcuna evidenza di un aumento dei prezzi interni, e che il rialzo dell’inflazione è più che benvenuto, fino al punto in cui raggiungerà il target statutario della BCE, che ambisce a potersi fronteggiare con un tasso di inflazione vicino al 2% (lievemente sotto tale soglia).