alfanoL’attentato avvenuto nella sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo, la strage del Bardo che ha colpito la città di Tunisi non molte settimane fa, gli attentati messi a punto in Kuwait e Somalia e in ultimo quanto accaduto sulla splendida costa di Sousse laddove sono stati uccisi una quarantina di turisti sono fatti stanno facendo riflettere il mondo intero. Gli attentati, tutti rigorosamente rivendicati dall’Isis, sono stati crudeli e inspiegabili al tempo stesso, ma nonostante ciò non hanno affatto l’aria di volersi fermare a tanto: l’organizzazione terroristica che ha ormai preso piede nelle terre di Siria ed Iraq ha già dichiarato che non si fermerà qui e che di atti escandescenti ce ne saranno ancora diversi altri.

Questo, unitamente alle minacce che son già arrivate a Roma (ed in particolar modo alla sede del Vaticano), sta spingendo l’Italia a mettersi al riparo esattamente come anche altri paesi europei già finiti sotto il mirino dell’Isis (sia a parole che a fatti). Il ministro degli interni Alfano alza il livello di allerta terrorismo anche perchè come ammesso da lui stesso in un post su Twitter: “non c’è nessun Paese a rischio zero, ma non ci faremo condizionare dalla paura perchè solo così vinceremo la sfida al terrore”.

Intervenendo a un convegno sulla legalità tenutosi all’Università Bocconi di Milano, il ministro ha perciò garantito che il nostro livello di allerta era già alto e che ora lo sarà ancor di più: questure, prefetture e tutte le unità adibite al presidio degli obiettivi sensibili sono state adeguatamente aggiornate della situazione.

Secondo il Governo, la necessità preponderante è quella di combattere la paura che il terrorismo a matrice islamica tenta di inculcare nei nostri stati emozionali. E farlo prevenendo l’insorgere di ulteriori stragi, ora come ora, è l’obiettivo primario. Naturalmente ciò non preclude il bisogno di lavorare anche su altri fronti, come quello di una cooperazione internazionale che arrivi a un punto di accordo e che miri a fare qualcosa di ben più concreto per frenare l’avanzata dell’Isis nelle terre di Africa e Medio Oriente.

Nel frattempo c’è chi cavalca il fenomeno per far riflettere l’esecutivo circa la reale opportunità di continuare ad accogliere indiscriminatamente i barconi provenienti dal Nord Africa: secondo questa parte di opinione pubblica, infatti, v’è il rischio che qualche terrorista possa infiltrarsi tra i disperati in cerca di fortuna. Tra i disperati veri.